Il cinema ai tempi di Internet

 

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Oggi i film si possono guardare in casa davanti al pc, in treno con la testa sullo smartphone, sul letto con il tablet in mano.
I film si scaricano, si comprano, si rubano digitalmente nel tempo di una manciata di minuti. Clicchi e voilà, ecco pronto il tuo film. Zero sbatti, o quasi, e hai tutto ciò che cerchi, subito. In quanti lo fanno… Ma che noiaaaa!!!
Io preferisco il cinema, la sala buia, il grande schermo.

Ecco i miei buoni motivi:

  • PRIMA. La sola idea di andare al cinema mi emoziona. Mi ricorda quando ero bambina. Le volte in cui i miei genitori decidevamo di portare i miei fratelli e me al cinema non erano così frequenti, così quando si andava era un vero e proprio avvenimento. Oggi per me il cinema è rimasto tale.
  • DURANTE. La scelta dei posti a sedere (quando hai la possibilità di scegliere), le altre persone che poco a poco quietano le chiacchiere, il profumo dei pop-corn, le luci della sala che si abbassano, i trailer dei film in uscita, l’inizio del film. Il Film: le immagine, i colori, i suoni. Una vera e propria esperienza sensoriale. E ogni volta è come la prima volta. Mi sembra sempre di avere quello sguardo di quando ero bambina: occhi sgranati e scintillanti.
  • DOPO. Usciti dalla sala, ci aspetta il commento. E tu cosa ne pensi? Ma l’hai capita quella scena? Ma secondo te? E via così a dare pareri e a confrontarsi.

Per me andare al cinema è fare un’esperienza di vita: incontro con le persone, contatto con la cultura, sviluppo dei sensi.
Ma andare al cinema è bello anche perché stacchi. Stacchi da tutto il resto del mondo, dagli impegni, dallo studio, dal lavoro, dalla frenesia della vita quotidiana. Vai, ti siedi al buio e non devi fare altro che ammirare.
Nulla a che vedere con lo stare a casa o in treno, soli, a guardare il film su uno schermo striminzito.

Voi andate ancora al cinema? Se sì, raccontatemi i vostri buoni motivi. Tutta orecchie.

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Agnès Varda e JR: due artisti, due anime

Visage Village di Agnès Varda e JR
Documentario/ Francia 2017
Cineteca di Bologna

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Umanità, la parola chiave per accedere alla dimensione documentarista del film Visage Village di Agnès Varda e JR, ambientato nel 2017 in Francia.
La collaborazione tra i due artisti- per stile diametralmente opposti, ma comuni nello spirito- è iniziata nel 2015. Lei 88enne, cineasta della Rive Gauche degli anni ‘60, bassa di statura e caschetto bicolor. Lui 35enne, street photographer contemporaneo, slanciato, con cappellino e instancabili occhiali da sole. Insieme decidono di realizzare un progetto artistico di incommensurabile spessore umano: ricerca e fotografia di volti, di sguardi intrisi di semplicità e umiltà. Vagabondando nel Nord della Francia a bordo del camioncino fotografico di JR, immortalano lavoratori, passanti, anziani, bambini, attraversando paese dopo paese. Le immagini, una volta stampate, “a caratteri cubitali”, sono destinate alle facciate delle case e fabbriche, ai muri. Lo scopo è quello di valorizzare l’essenza umana di ciascun personaggio. Il vero soggetto della pellicola è infatti plurale: persone.
Agnès e JR durante il viaggio dialogano, si confrontano, approfondiscono il loro rapporto. Dalle conversazioni emergono la dimensione del ricordo e del passato,
il tema della morte e quello della donna, il rapporto vecchiaia/ giovinezza, la figura di Godard. I proiettori sono rivolti ora su una soggettività legata alla coppia, ora su un’oggettività legata ai volti incontrati.
Agnès e JR sembrano completamente a loro agio l’uno con l’altra, quasi si conoscessero da una vita. Invece solo nei momenti di vera intimità relazionale, si spogliano della “veste quotidiana” e si mostrano per quello che sono. Lui toglie infatti gli occhiali da sole- vera e propria “maschera”- solo nel momento in cui Lei si commuove, nel ricordo del marito defunto e inseguito al mancato incontro con Godard. Ora lei lo può vedere per la prima volta, in tutto il film, negli occhi. Lo vede, sì, ma sfocato, a causa di una malattia alla vista. Nonostante ciò, lo riconosce: lo guarda con gli occhi dell’immaginazione e del sentimento artistico che li lega. Niente di più profondo dal punto di vista umano.

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Il tema dell’occhio è semanticamente legato a quello del guardare il mondo, osservare le persone, focalizzare le immagini, scrutare il passato, ammirare il paesaggio, contemplare l’animo.
Mentre dal punto di vista simbolico l’occhio può essere considerato come la sintesi grafica del cinema. Fin dai tempi di Georges Méliès il cinema è occhio. È l’occhio.
Infatti sia per il regista sia per lo spettatore il cinema è essenzialmente occhio, perché è linguaggio per immagini. Quest’ultimo è legato al primo proprio dal desiderio di vedere, di guardare le immagini scorrere una dietro l’altra. Come se fossero a bordo di un treno, come se viaggiassero alla velocità di un treno.

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Weekend tra Umbria e Toscana: festival del giornalismo, Terence Hill e non solo…

Weekend di primavera tra Umbria e Toscana. Cosa vuoi di più dalla vita?
In occasione del Festival Internazionale del Giornalismo di PerugiaMarco ed io abbiamo deciso di trascorrere il fine settimana nella cittadina umbra. Ve lo anticipo già: è stato meraviglioso! Partiti da Chiavari (Ge) venerdì 13, abbiamo impiegato all’incirca due ore e mezza per arrivare a destinazione.

partenza

partenza

Utilizzando il cofanetto smartbox, da lungo tempo nel cassetto, abbiamo deciso di soggiornare in un B&B a pochi km da Perugia, Collevere Country House, una struttura accogliente dotata di maneggio, piscina, campi da basket, e soprattutto, totalmente immersa nel verde! Giunti sul posto nel pomeriggio, ci siamo goduti un po’ di meritato relax ( e silenzio) e poi in serata abbiamo raggiunto il capoluogo.

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Perugia- Corso Vannucci

(1) Il primo evento del Festival a cui abbiamo assistito è stato l’incontro con il giornalista sportivo Pierluigi Pardo, di Sport Mediaset. Ammetto che non mi ha entusiasmata molto, mentre a Marco è piaciuto.
(2) Il secondo incontro è stato con Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano, tenutosi nel teatro Morlacchi. Ha presentato il suo nuovo libro “B. come basta”.

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teatro Morlacchi- in attesa di Travaglio

Travaglio ha terminato la presentazione intorno alle 23, così usciti dal teatro un po’ affamati ci siamo andati a comprare due fette di pizza da gustare mentre passeggiavamo in centro.
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Il terzo e quarto incontro- in programma per sabato mattina- li abbiamo ascoltati entrambi interamente in inglese. Nel primo, Lisa-Maria Neudert di Oxford Internet Institute ha parlato di misinformation; nel secondo lo scrittore e giornalista americano David Neiwert, ha parlato del punto di vista della destra statunitense nei confronti di Trump.
(5) Il quinto incontro in italiano, Mario Calabresi– direttore di Repubblica- ha intervistato Massimo Mantellini, e discusso a lungo sul tema bassa risoluzione.
Alla fine degli incontri del mattino, ci siamo seduti a mangiare nella splendida piazza IV novembre, brulicante di giovani universitari perugini e di giornalisti provenienti da tutto il mondo.

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Perugia, piazza IV novembre

Dopo la lunga pausa di relax al sole all’insegna di un paninone farcito con il prosciutto crudo di Norcia, siamo andati ad incontrare (6) Terence Hill, attore protagonista della fiction di Rai1, Don Matteo. Insieme a lui c’erano i giovanissimi attori (membri del cast) Mariasole Pollio e Federico Russo. L’evento è stato inserito all’interno del Festival perché la fiction ambientata prima a Gubbio, ora a Spoleto è fortemente legata alla regione Umbria, contribuendo alla sua promozione dal punto di vista turistico.

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don Matteo

(7) L’ultimo incontro dedicato al tema della crisi nel Mediterraneo e dei flussi migratori, è stato introdotto da Marina Petrillo, giornalista e collaboratrice di Open Migration.

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Infine, cena a Corciano- fuori Perugia- a base di piatti tipici umbri. (Gnaaaaam!)

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Rientro previsto per domenica 15. Nella strada di ritorno decidiamo di allungare un po’ il cammino e di fermarci a visitare San Gimignano (SI): splendida cittadina toscana immersa in un moderno spirito medioevale. Passato e presente convivono serenamente. Botteghe di artigiani, musicisti e pittori di strada, turisti discreti animavano le vie del borgo.

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San Gimignano- artigiano

san gimignano

San Gimignano

 

Un fine settimana di quelli che… “ogni tanto ci vuole”. Ragazzi, viaggiate!

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i pensieri del giovedì: quanto tempo&pazienza hai?

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un giovedì come un altro. o forse no.
sveglia, colazione, vestiti. poi lavoro o studio. routine. tutto normale, come ogni settimana. o forse no. ci sono pensieri che nella testa rimbalzano: non passano di certo inosservati. così decido di fermarmi e prenderne uno, di pensiero. mannaggia, il più contorto ho preso, il più carico di desideri e sogni.
“partire, viaggiare..” dice. ma come? io ora ho altro da fare. mica posso dare retta ad un pensiero volante del giovedì mattina?
pausa lunga.
non posso davvero? ne siamo proprio sicuri?
facciamo che posso: mmm partire, sì, quanto vorrei… quante città ho in mente di visitare, da anni, e ancora non l’ho fatto. mi armo di una mappa, google  maps, è perfetta. digito, clicco ed eccomi catapultata in un’altra città. questo di certo non vuol dire viaggiare. ma ti fa venir voglia, e tanta. così penso alle ferie, al budget, al compagno. allo zaino, le scarpe, la macchina fotografica. sì, dai, qualche idea ce l’ho. non è poi così impossibile.
penso che se qualcosa la desideri davvero, prima o poi arriva. ci vuole tempo e  pazienza. tempo e pazienza, ripeto. non è poi poco, ma è quel che ci vuole.
Quanto tempo&pazienza abbiamo nella nostra vita? Quanto siamo in grado di aspettare? noi che se una pagina web non si carica 0 secondi, rifiutiamo di leggerla e passiamo oltre. noi che se visualizza e non risponde (subito) allora non mi ama. noi che se non ricevo abbastanza like nella prima ora dalla pubblicazione del post, allora non sono nessuno. eccetera, eccetera, eccetera.
io per esempio ho imparato ad aspettare solo tre anni fa. mi ero innamorata follemente di Lui. la mia incapacità di gestire il sentimento- paragonabile ad un elefante sui tacchi a spillo- lo spaventava. così quella sera aveva deciso di non rispondermi più al telefono.
nessun problema: cerco il suo motorino e mi ci siedo sopra. prima o poi arriverà. prima o poi ci incontreremo. è arrivato, sì, dopo due ore. 
no, non ero una stalker, ero una ragazza innamorata che in quelle due ore, le più lunghe di tutta la sua vita, ha imparato ad aspettare. aaaaah, aspettare. non potete immaginare quanto è stato bello, star lì seduta ad aspettare. ho capito molte cose, per esempio che se una cosa o una persona contano davvero, allora vale la pena aspettare. l’attesa diviene essa stessa il piacere. mi sono sentita come i bambini, i soli che sanno attendere: il Natale, per aprire i regali, la Pasqua per le uova di cioccolato, la fine della scuola per i giocare con gli amici. eccetera, eccetera, eccetera.
ma oggi nelle nostre vite cosa conta davvero? cosa merita di essere atteso, desiderato, voluto?

 

 

 

 

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raccontami una storia

snoopyoff

“Raccontami una storia, mi aiuterà a sognare…”

Inventata o realmente accaduta, non importa- purché sia una storia, purché piaccia.

Raccontami di quella volta che non riuscivi a smettere di ridere a crepapelle, di quel desiderio irrefrenabile di cioccolato, di quell’acquazzone che ti colpì all’improvviso.

Raccontami di quella volta che sei andato a scuola senza compiti e la professoressa l’ha scoperto, di quella volta che hai indossato due calzini di colore diverso, di quella che il bus l’hai perso per un pelo.

Raccontami di quando hai fatto del bene e di come ti sei sentito, del tuo ultimo libro letto, del tuo primo amore- sì esatto, sono proprio curiosa- e di quella volta che ti ha fatto piangere.

Raccontami una storia bella- anche piccola, la più piccola- perché la tua storia è forse anche la mia e di molti altri lettori. Condividere ricordi, momenti ed emozioni fa star bene chi scrive e chi legge.

Sono curiosa. ♥

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